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One Way Or… Another? Realizza i tuoi sogni!

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 Autore: Vanessa Poscia

Voglio cambiar vita, ma sai non cambiare lavoro, non cambiare città, voglio cambiar vita nel vero senso della parola!.

Questo è quanto un mio caro amico ha affermato qualche giorno fa durante una nostra conversazione.

Ma il punto è:

cosa vuol dire cambiare? Cosa vuol dire farlo nel vero senso della parola?

 

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Fuori dalla mia zona di confort: storia di una psicoterapeuta e il suo sogno lavorativo

la scelta

 Autore: Francesca Vincenza Ferrari

Ogni grande viaggio comincia con un piccolo passo. (Lao Tze)

Questa frase la sento mia in maniera autentica. Vi racconto la mia storia come professionista autonoma, partendo da questa illuminante frase.

Fin da quando studiavo psicologia, avevo come progetto di diventare una psicologa libera di autogestirmi. Durante l’università ho sempre coltivato la voglia di poter decidere come organizzare il mio tempo lavorativo.

La mia dipendenza

Finita l’università, sono stata costretta a decidere cosa fare della mia professione e mi sono orientata sul “dipendere”. Avevo troppa paura di fare il “salto” e decidere come strutturare la mia professione.

Questa paura paralizzante era evidente anche dalla mia postura, tutta in tensione pronta ad attaccare o fuggire, e mi ha portato altrove, trovando un altro lavoro.

Iniziai a lavorare in una scuola materna Montessori: il lavoro mi piaceva molto e mi rendevo conto che le mie competenze in psicologia mi aiutavano ad entrare in relazione autentica con i bambini.

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Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo [Seconda Parte]

Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo 
[Seconda Parte]

Autore: Antonio Mancinella

Eccomi qua di nuovo a raccontarvi la mia coinvolgente esperienza post-terremoto in Abruzzo.

Qui la prima parte dell’articolo

 

Una metodologia efficace

Nei nostri incontri di briefing nei quali condividevamo la nostra emotività e il nostro sapere, pensammo a come realizzare un buon setting e come applicare una metodologia efficace con le risorse in atto con i bambini e con gli adulti.

Metodologia usata con i bambini:

disegno la mia emozione

Innanzitutto, nei gruppi fu ritenuto efficace coinvolgere tutti i bambini dell’hotel, e non solo quelli considerati «sintomatici».

Non demmo compiti o soluzioni preconfezionate ai genitori, e si uscì da una logica di giudizio, d’interpretazione o prettamente indagativa.

Offrimmo ai bambini semplici strumenti (fogli bianchi e pennarelli) e si costruì un ambiente accogliente per aiutare gli impulsi, l’espressione emotiva, i comportamenti relativi, a venir fuori autenticamente, il più possibile liberi da influenze esterne.

L’agevolatore non dette dei temi precisi rispetto al disegno da realizzare, ma delle suggestioni da cui si potesse cominciare a far emergere ciò che è difficile da esprimere (emozioni, ricordi, fantasie, sogni, desideri).

Per i bambini, quindi, fu realizzato un intervento di aiuto e di sostegno soprattutto con l’utilizzo di materiali espressivi, come il disegno.

Una difficoltà incontrata fu legata al trovarsi davanti ad un foglio bianco; lo spazio bianco può creare, in particolare in situazione di alta sensibilità, una sorta d’agitazione; infatti il “vuoto” del foglio bianco portò alcuni a dire di non essere capaci di disegnare e cose del genere.

Si rassicurarono così i bambini sul fatto che nessuno avrebbe giudicato i disegni, non ci sarebbe stato un disegno bello e uno brutto, incoraggiandoli a sperimentarsi e a superare le paure.

La rappresentazione delle immagini e vissuti interni, in una forma visuale concreta, permise di poter osservare le cose come distaccate da sé, consentì quindi di prenderne le distanze.

L’importante fu anche quello di proporre un intervento di gruppo (la funzione socializzante permette di modulare il rapporto con gli altri, la paura diminuisce e le resistenze si abbassano, facilitando la comunicazione).

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Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Autore: Antonio Mancinella

 

L’articolo che segue è il risultato del vissuto emotivo e professionale di un nostro collega, intervenuto volontariamente con la Psicologia dell’Emergenza in Abruzzo, dopo il terremoto dell’Aquila. Uno specchio realistico, per i giovani studenti, di come si lavora in emergenza.

Oggi leggerete la prima parte.

Era il 6 aprile 2009

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Come uso i personaggi di “Inside Out” con i miei pazienti

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Autrice: Nadia Izzo

Prima di andare sull’aspetto professionale/psicoterapeutico, facciamo un passo indietro su Inside Out.

Una richiesta insolita

Una richiesta un po’ bizzarra e forse un po’ provocatoria appare sul sito Reddit:

come sarebbe Inside out senza le scene ‘inside’?

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Diventare psicoterapeuta: storia di una ragazza che aveva paura

Diventare psicoterapeuta: storia di una ragazza che aveva paura 1

Autrice: Magda Morrone

Martina ha 27 anni quando entra nel mio studio. Sembra intimorita, parla a voce bassa e lentamente.

Mi dice di sentirsi bloccata, confusa, ansiosa e mi chiede aiuto. Ha una famiglia che la ama, una buona salute, una relazione che funziona, eppure le manca qualcosa.

“Dovrei essere felice, non mi manca nulla, e invece sento che mi manca tutto”.

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