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Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo [Seconda Parte]

Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo 
[Seconda Parte]

Autore: Antonio Mancinella

Eccomi qua di nuovo a raccontarvi la mia coinvolgente esperienza post-terremoto in Abruzzo.

Qui la prima parte dell’articolo

 

Una metodologia efficace

Nei nostri incontri di briefing nei quali condividevamo la nostra emotività e il nostro sapere, pensammo a come realizzare un buon setting e come applicare una metodologia efficace con le risorse in atto con i bambini e con gli adulti.

Metodologia usata con i bambini:

disegno la mia emozione

Innanzitutto, nei gruppi fu ritenuto efficace coinvolgere tutti i bambini dell’hotel, e non solo quelli considerati «sintomatici».

Non demmo compiti o soluzioni preconfezionate ai genitori, e si uscì da una logica di giudizio, d’interpretazione o prettamente indagativa.

Offrimmo ai bambini semplici strumenti (fogli bianchi e pennarelli) e si costruì un ambiente accogliente per aiutare gli impulsi, l’espressione emotiva, i comportamenti relativi, a venir fuori autenticamente, il più possibile liberi da influenze esterne.

L’agevolatore non dette dei temi precisi rispetto al disegno da realizzare, ma delle suggestioni da cui si potesse cominciare a far emergere ciò che è difficile da esprimere (emozioni, ricordi, fantasie, sogni, desideri).

Per i bambini, quindi, fu realizzato un intervento di aiuto e di sostegno soprattutto con l’utilizzo di materiali espressivi, come il disegno.

Una difficoltà incontrata fu legata al trovarsi davanti ad un foglio bianco; lo spazio bianco può creare, in particolare in situazione di alta sensibilità, una sorta d’agitazione; infatti il “vuoto” del foglio bianco portò alcuni a dire di non essere capaci di disegnare e cose del genere.

Si rassicurarono così i bambini sul fatto che nessuno avrebbe giudicato i disegni, non ci sarebbe stato un disegno bello e uno brutto, incoraggiandoli a sperimentarsi e a superare le paure.

La rappresentazione delle immagini e vissuti interni, in una forma visuale concreta, permise di poter osservare le cose come distaccate da sé, consentì quindi di prenderne le distanze.

L’importante fu anche quello di proporre un intervento di gruppo (la funzione socializzante permette di modulare il rapporto con gli altri, la paura diminuisce e le resistenze si abbassano, facilitando la comunicazione).

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Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Autore: Antonio Mancinella

 

L’articolo che segue è il risultato del vissuto emotivo e professionale di un nostro collega, intervenuto volontariamente con la Psicologia dell’Emergenza in Abruzzo, dopo il terremoto dell’Aquila. Uno specchio realistico, per i giovani studenti, di come si lavora in emergenza.

Oggi leggerete la prima parte.

Era il 6 aprile 2009

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Come uso i personaggi di “Inside Out” con i miei pazienti

inside out

Autrice: Nadia Izzo

Prima di andare sull’aspetto professionale/psicoterapeutico, facciamo un passo indietro su Inside Out.

Una richiesta insolita

Una richiesta un po’ bizzarra e forse un po’ provocatoria appare sul sito Reddit:

come sarebbe Inside out senza le scene ‘inside’?

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Quali sono le emozioni “positive”? Qual è il loro potere?

emozioni positive roberta sette

Autrice: Roberta Sette 

L’interesse nei confronti delle emozioni, e più in generale nei confronti della vita affettiva, ha origini dall’antica Grecia.

Platone considerava le emozioni importanti quanto la ragione e i bisogni fisici di base, Aristotele le considerava tendenze biologiche di base nell’esperienza affettiva (Averil, More, 1993), analizzando la relazione tra convinzioni ed emozione, concezioni oggi riprese dalle attuali teorizzazioni (Lazarus, 1999).

Cos’è un’emozione?

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Come ho riscoperto la mia rabbia e come la uso a mio vantaggio

come-ho-scoperto-la-mia-rabbia-e-come-la-uso-a-mio-vantaggio_1

Autrice: Roberta Sette 

Sono Roberta, una psicologa al primo anno di specializzazione.
Sto facendo amicizia con la mia rabbia.

Non far soffrire la mamma

Sono una ragazza socievole ed emotiva. Sono cresciuta in una famiglia “sana ed equilibrata”, dove tuttavia mi è stato passato il messaggio, in modo inconsapevole, che non è bello arrabbiarsi: da piccola mi veniva detto:

“Non fare così altrimenti mamma ci resta male.”

 

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Enrico: un giovane senza emozioni

Un giovane senza emozioni

Autore: Antonio Mancinella

Chi è Enrico?

Enrico arriva per la prima volta da me a 16 anni. Ricevo una telefonata dalla sua mamma e dopo un colloquio con entrambi i genitori concordo una seduta individuale per incontrare lui.

Enrico è chiuso in se stesso, non scambia lo sguardo, dice pochissime parole e sembra non provare nessuna emozione. Dà l’impressione di implodere.

Durante la seduta, dopo aver spiegato le funzioni della mia figura di terapeuta, di tanto in tanto intervengo, alternando così alcune parole ai silenzi, osservandolo, e rimandandogli le mie sensazioni e immaginazioni. Alla fine della prima seduta Enrico decide di non voler intraprendere un percorso.
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