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Infortunio sul lavoro: aspetti psicologici

1 operai

Autore: Antonio Mancinella

Cos’è che accade

Per individuare gli interventi da effettuare, le modalità e le metodologie da applicare per le persone che hanno subìto un grave infortunio sul lavoro, è necessario fare un’analisi osservativa sull’infortunio e sull’infortunato.

In particolare, è necessario mettere in evidenza come:

  • l’infortunio costituisce un trauma non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico/relazionale e sociale, data la sua imprevedibilità e violenza;

A volte ancora non ci credo…il giorno prima avevo ultimato la parte destra del tetto, ero tornato prima a casa per andare a prendere mio figlio a scuola…lui era stato contento nel vedermi…il giorno dopo….tutto è cambiato per me…

 

  • l’infortunio costringe la persona a ridefinire il percorso della propria esistenza e può aggravare vecchi bisogni e crearne nuovi;

…sono le mie figlie che mi accudiscono, mi lavano…io ormai sono seduto su questa sedia…

 

  • il vissuto emotivo legato all’infortunio è spesso caratterizzato da sentimenti contrastanti come paura, rabbia, tristezza che, se non ben espressi e consapevolizzati, possono portare a sviluppare stati di ansia e depressione;

Sono profondamente arrabbiato con l’ex azienda: prima mi utilizzavano per tutto, anche per mansioni non mie…poi dopo l’incidente mi hanno relegato in un ufficietto nello scantinato…per costringermi a licenziarmi, come ho fatto…

 

infortunio
La solitudine di chi ha subito un infortunio
  • pensieri e immagini ricorrenti possono riemergere in modo intrusivo, tanto da creare momenti di assenza durante la veglia e insonnia durante il riposo notturno;

Lo ricordo bene…stavo lavorando subito dopo la galleria dell’autostrada, quando nella corsia in senso contrario un camion e un’auto si scontrano, facendo roteare l’auto che a catena si scontra con un’altra. Mi precipito dall’altra parte del guard-rail per prestare soccorso, mi avvicino all’ultima auto, ma non faccio in tempo a girarmi che un’altra auto mi travolge…

 

  • inoltre l’infortunio può comportare perdita dell’autostima e sfiducia negli altri;

E’ finita …in queste condizioni non sono in grado di fare nulla …e chi ti prende più al lavoro! …poi a chi interessi, gli altri sono lì finché servi a qualcosa…

 

  • nel caso di disabilità permanente e forti cambiamenti fisici, la persona lotta per l’accettazione del suo stato e fatica a ritrovare un’immagine positiva di sé, ma può arrivare ad una accoglienza della sua mutata fisicità  se opportunamente orientata;

 

  • assume particolare importanza il ritorno a casa dopo l’ospedalizzazione, dove l’attenzione non è più incentrata sugli aspetti fisici della salute e si inizia ad  entrare in contatto con gli aspetti emotivi e psicologici legati al trauma; se non viene data attenzione a questi momenti, il rischio di una cronicizzazione dello stato psichico può indurre a un cambiamento di alcuni tratti della personalità;

Il momento più brutto è quando sono tornata a casa dopo l’intervento: è li che mi sono resa conto che per me non sarebbe più stato lo stesso…

 

infortunio
L’importanza di dare voce a chi ha subito un infortun
  • il trauma coinvolge necessariamente l’intero nucleo familiare: i familiari hanno loro emozioni e pensieri rispetto all’evento e risuonano emotivamente al vissuto della persona che ha subìto il trauma; a volte si vengono a modificare le relazioni e i ruoli (legati alla autonomia o dipendenza) all’interno del nucleo familiare, creando nuove modalità organizzative al suo interno;

Non può stare senza di me, devo accudirlo… non posso avere questo spazio per me, ora è necessario che mi dedichi a lui…

 

  • nel caso specifico in cui l’infortunio provochi la morte del lavoratore, i familiari si trovano a dover riorganizzare la propria esistenza, elaborare il dolore per la perdita improvvisa e traumatica; in questa eventualità, particolare attenzione va data alla comunicazione con i figli piccoli e adolescenti.

Non sapevo cosa dire a mio figlio, potevo trattenere le lacrime ma non riuscivo a dirgli che il suo papà non c’era più…allora continuavo con la solita  storia “è partito per lavoro”…

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Immagine tratta da: http://www.ilblogdellestelle.it/monumento_al_lavoratore_ignoto_morto_per_infortunio_sul_lavoro.htm

Alcuni studi

A supporto di tali considerazioni vogliamo mettere in rilievo le ricerche condotte dall’università di Padova e dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) in merito alle conseguenze psicologiche e fisiche prodotte da un infortunio sul lavoro. Da tali studi sono emersi quali fattori fondamentali della sintomatologia post-traumatica riscontrata nelle vittime: depressione, ansia, preoccupazione, irritabilità e disorientamento in condizioni di stress, e difficoltà di tipo cognitivo come deficit di attenzione e di concentrazione in particolare in concomitanza con stimoli che evocano il trauma subìto.

Questo lavoro ha avuto il grande merito di portare all’attenzione la gravità e la complessità del fenomeno, ponendo le basi per un riconoscimento legislativo, una valutazione degli esiti prodotti e un intervento volto alla rilevazione dei sintomi e dei danni causati per un successivo percorso di sostegno e di cura.

Emerge la gravità dei disturbi, la loro persistenza nel tempo, la consistenza del danno emotivo e psicologico subìto, la necessità di un intervento mirato e tempestivo.

Tale intervento rientra nell’ambito del rispetto e della preservazione della qualità della vita e del benessere, legati al lavoro e alla prevenzione del danno psicopatologico.

Uno studio della European Commission Employment, Social Affairs e Inclusion ha evidenziato infatti come fattori di stress, ansia, depressione in ambito lavorativo interferiscano con la qualità della vita e del lavoro stesso.

Costanti stati di preoccupazione, di vulnerabilità, di ansia, di dipendenza dagli altri conseguenti all’infortunio, possono compromettere le capacità lavorative dell’individuo incidendo negativamente sulla prestazione e su un adeguato e sereno reinserimento.

 

 

Cosa fare dopo un infortunio grave

Un intervento di tipo psicologico avrebbe l’obiettivo di consentire un percorso di sostegno, di consapevolizzazione, di elaborazione, di superamento dei disagi connessi al trauma, di riorganizzazione della propria esistenza, di accesso alle proprie risorse e competenze e di prevenzione degli esordi di natura psicopatologica e della cronicizzazione del disturbo.

In tal senso si possono ritenere valide le linee guida nel supporto alle persone traumatizzate redatte in AAVV Etica, Competenza, Buone Prassi (2013) dall’Ordine degli psicologi del Lazio:

  • l’intervento psicologico deve integrarsi con la totalità dei programmi di recupero;
  • gli operatori di sostegno psicologico devono mettere da parte i metodi tradizionali e usare un approccio integrato e specifico centrato sulla persona e sul suo ambiente familiare e sociale;
  • va tenuto presente che bambini, donne, anziani, persone con pregresso disagio psichico hanno necessità particolari;
  • vanno considerate le risposte emotive dovute all’evento traumatico come normali risposte adattive alle quali prestare ascolto;
  • l’intervento deve essere adattato alla distanza temporale soggettiva dell’accadimento traumatico;
  • gli interventi devono tenere in considerazione gli aspetti culturali della persona;
  • bisogna accertarsi che la sicurezza individuale di base sia ristabilita per lavorare sulla stabilità emotiva;
  • è necessario saper individuare durante il percorso le persone più a rischio di sviluppare una sintomatologia rilevante.

È importante intervenire tempestivamente, dopo l’infortunio, con l’offerta di un counseling psicologico, in modo da orientare la persona a comprendere meglio le proprie necessità e a ritrovare un nuovo equilibrio, promuovendo una migliore qualità della vita e un più rapido reinserimento sociale e lavorativo.

infortunio
Ente Nazionale che si occupa dell’infortunio sul lavoro

Un esempio di intervento

Continua…..

Autore: Antonio Mancinella

Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo [Seconda Parte]

Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo 
[Seconda Parte]

Autore: Antonio Mancinella

Eccomi qua di nuovo a raccontarvi la mia coinvolgente esperienza post-terremoto in Abruzzo.

Qui la prima parte dell’articolo

 

Una metodologia efficace

Nei nostri incontri di briefing nei quali condividevamo la nostra emotività e il nostro sapere, pensammo a come realizzare un buon setting e come applicare una metodologia efficace con le risorse in atto con i bambini e con gli adulti.

Metodologia usata con i bambini:

disegno la mia emozione

Innanzitutto, nei gruppi fu ritenuto efficace coinvolgere tutti i bambini dell’hotel, e non solo quelli considerati «sintomatici».

Non demmo compiti o soluzioni preconfezionate ai genitori, e si uscì da una logica di giudizio, d’interpretazione o prettamente indagativa.

Offrimmo ai bambini semplici strumenti (fogli bianchi e pennarelli) e si costruì un ambiente accogliente per aiutare gli impulsi, l’espressione emotiva, i comportamenti relativi, a venir fuori autenticamente, il più possibile liberi da influenze esterne.

L’agevolatore non dette dei temi precisi rispetto al disegno da realizzare, ma delle suggestioni da cui si potesse cominciare a far emergere ciò che è difficile da esprimere (emozioni, ricordi, fantasie, sogni, desideri).

Per i bambini, quindi, fu realizzato un intervento di aiuto e di sostegno soprattutto con l’utilizzo di materiali espressivi, come il disegno.

Una difficoltà incontrata fu legata al trovarsi davanti ad un foglio bianco; lo spazio bianco può creare, in particolare in situazione di alta sensibilità, una sorta d’agitazione; infatti il “vuoto” del foglio bianco portò alcuni a dire di non essere capaci di disegnare e cose del genere.

Si rassicurarono così i bambini sul fatto che nessuno avrebbe giudicato i disegni, non ci sarebbe stato un disegno bello e uno brutto, incoraggiandoli a sperimentarsi e a superare le paure.

La rappresentazione delle immagini e vissuti interni, in una forma visuale concreta, permise di poter osservare le cose come distaccate da sé, consentì quindi di prenderne le distanze.

L’importante fu anche quello di proporre un intervento di gruppo (la funzione socializzante permette di modulare il rapporto con gli altri, la paura diminuisce e le resistenze si abbassano, facilitando la comunicazione).

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Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Autore: Antonio Mancinella

 

L’articolo che segue è il risultato del vissuto emotivo e professionale di un nostro collega, intervenuto volontariamente con la Psicologia dell’Emergenza in Abruzzo, dopo il terremoto dell’Aquila. Uno specchio realistico, per i giovani studenti, di come si lavora in emergenza.

Oggi leggerete la prima parte.

Era il 6 aprile 2009

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Fare lo psicologo oggi: 8 cose che ci hanno sorpreso

immagine presa su buffer

Una ricerca del 2015 ha messo in mostra che il 25% degli psicologi di Taiwan vogliono cambiare lavoro per il troppo stress.
Una ricerca australiana mostra che anche gli psicologi tirocinanti hanno un’alta possibilità di essere stressati.

Forse diventa allora importante sapere cosa si trova nella professione, cosa non ci aspettavamo e abbiamo trovato.
Queste le voci di chi lavora come psicologo/psicoterapeuta; sperando di esservi utili.

1. Pregiudizi e Genuinità

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Enrico: un giovane senza emozioni

Un giovane senza emozioni

Autore: Antonio Mancinella

Chi è Enrico?

Enrico arriva per la prima volta da me a 16 anni. Ricevo una telefonata dalla sua mamma e dopo un colloquio con entrambi i genitori concordo una seduta individuale per incontrare lui.

Enrico è chiuso in se stesso, non scambia lo sguardo, dice pochissime parole e sembra non provare nessuna emozione. Dà l’impressione di implodere.

Durante la seduta, dopo aver spiegato le funzioni della mia figura di terapeuta, di tanto in tanto intervengo, alternando così alcune parole ai silenzi, osservandolo, e rimandandogli le mie sensazioni e immaginazioni. Alla fine della prima seduta Enrico decide di non voler intraprendere un percorso.
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