Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Autore: Antonio Mancinella

 

L’articolo che segue è il risultato del vissuto emotivo e professionale di un nostro collega, intervenuto volontariamente con la Psicologia dell’Emergenza in Abruzzo, dopo il terremoto dell’Aquila. Uno specchio realistico, per i giovani studenti, di come si lavora in emergenza.

Oggi leggerete la prima parte.

Era il 6 aprile 2009

Erano le ore 3,32 quando dei tremori scossero il mio letto. Una forte tensione arrivò nel mio corpo che sobbalzò. Assonnato, non mi resi conto di quanto stava succedendo, pensai ad un sogno angoscioso e mi riaddormentai.

La mattina, i miei pensieri confluirono in un unico focus:

 il letto ha traballato

 Di impulso accesi il televisore, davanti a me la tragedia abruzzese:

L’Aquila crollata!

Sono nato e vivo a Roma, tuttavia sono di famiglia originario abruzzese, per cui la sensazione fu quella di perdere le mie origini.

Tre giorni dopo ricevetti una chiamata dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, che mi chiedeva la disponibilità ad effettuare un intervento volontario come psicologo dell’emergenza in Abruzzo (in quel periodo facevo parte del Gruppo di Psicologia dell’Emergenza dell’Ordine).

 Da una parte sorpreso, dall’altra desideroso di poter dare una mano, decisi, con il fiato sospeso per tutta una settimana da riorganizzare, di partire dopo due giorni per Giulianova, come richiesto.

 Partii di buon mattino e lungo l’autostrada, nei pressi dell’uscita per l’Aquila, non potei fare a meno di fermarmi ed affacciarmi:

un silenzio assordante, da lontano edifici crollati come fossero stati sotto un bombardamento.

Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]
Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Continuai con un soffocato sentimento tra paura e dolore. Arrivato a Giulianova, scie intermittenti di persone camminavano lentamente, entrando di tanto in tanto negli hotel del litorale. Solo successivamente capii che era la gente dei paesi terremotati dell’entroterra che fuggiva dalle case pericolanti e dalle nuove scosse di terremoto.

A Giulianova si costituì immediatamente un gruppo di lavoro di colleghi proveniente dall’Ordine e iniziammo a stabilire un piano di intervento.

Caos, confusione emotiva e non: è il caso di riorganizzarci

Capimmo da subito che un intervento isolato e disorganizzato dal resto degli interventi che molti colleghi generosamente mettevano in campo, era un intervento perdente. Quindi ci organizzammo in una struttura comune che prevedeva:

  • mappatura delle risorse: hotel, camping presenti, centri sportivi, associazioni, parrocchie, disponibilità, risorse individuali, ecc
  • incontri di briefing e debriefing
  • disposizioni di unità di strada giornaliere
  • creazione della rete con gli enti locali e gli albergatori
  • istituzione di un numero telefonico per richieste di intervento
  • creazione di un centro d’ascolto presso un hotel centrale

Principio operativo:

Ogni intervento necessita di essere integrato ad un progetto e un piano lavorativo che coinvolga l’intera comunità

 

Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]to
Psicologia dell’Emergenza: la storia di uno Psicologo all’Aquila [Parte Prima]

Richiesta:

 ho paura che possa ancora accadere!

Ben presto cominciarono a conoscerci e dopo un paio di giorni arrivarono le prime segnalazioni e richieste. In particolare, mi giunsero numerose segnalazioni degli albergatori di richiesta, da parte di genitori che alloggiavano presso gli hotel e camping, di un intervento psicologico per aiutare bambini che presentavano le seguenti tipologie di comportamento:

  • fatica nell’addormentarsi
  • risvegli notturni e incubi
  • enuresi notturna
  • iper-attaccamento e tendenza al lamento durante il giorno

Obiettivi:

 Sono una persona normale che ha subìto un evento catastrofico

Dopo un primo colloquio con i genitori di accoglienza delle richieste, io ed un collega partimmo nel lavoro tenendo a mente i seguenti obiettivi:

  • fornire la possibilità di un’esperienza catartica del trauma
  • fornire dei mezzi per esprimere la rabbia, il dolore, il senso di colpa legati agli accadimenti
  • introdurre un’esperienza che aiutasse a sviluppare l’abilità di interagire ed entrare in relazione
  • fornire dei mezzi per rafforzare l’Io e la sua capacità di prendere consapevolezza  delle proprie emozioni e della realtà circostante
  • facilitare lo sviluppo della gestione degli impulsi e dell’ansia

Principio operativo:

le emozioni negative legate ad una situazione traumatica sono estremamente naturali e funzionali al superamento del trauma stesso

Organizzazione:

 ho perso la mia spontaneità, la ritrovo nella paura di mio figlio

Ritenemmo opportuno organizzare un intervento con finalità preventive non esclusivo per i bambini, ma che coinvolgesse anche gli adulti:

  • i bambini sono veicolo di ansie e paure degli adulti e allo stesso tempo loro sono il mezzo per arrivare ai genitori
  • quindi si è proposto un percorso di gruppo parallelo che comprendesse un gruppo bambini, un gruppo genitori e momenti di gruppo integrato

Ecco come si succedettero le fasi dell’intervento:

  1. gruppo di bambini attraverso laboratorio espressivo e parallelamente gruppo d’ascolto e condivisione con i genitori
  2.  gruppo integrato bambini-genitori, dove i bambini mostravano i loro lavori ai genitori
  3. feedback finale con i genitori

Setting in emergenza:

  non vado a cercare il lettino psicoanalitico

L’importante in queste situazioni di emergenza è creare nel qui ed ora il contesto relazionale adatto, affinché l’individuo senta di potersi affidare e cominciare ad esprimere con gli strumenti a lui più consoni il dramma dettato dall’evento. Si è realizzato l’intervento con le risorse personali, ambientali e tecniche che si possedevano in quel momento, costruendo il setting sul luogo (hotel, camping) e cercando di avvicinarsi a questi due principi:

  • Riservatezza e circolarità, in modo da creare un clima di apertura e gioco, dove l’aspetto chiave fosse entrare in relazione con il bambino o il genitore.

Il gruppo dei genitori si svolse sui divani della hall dell’albergo, mentre il gruppo dei bambini si tenne nella stanza della ristorazione (raggruppando i tavoli in un tavolo unico).

 

Ma come si è lavorato con i bambini e con i genitori?

Continua…….

Autore: Antonio Mancinella

 

Bibliografia

Giusti E., Montanari C. (2002), “Trattamenti psicologici in emergenza con EMDR per profughi, rifugiati e vittime di traumi”, Sovera, Roma

Giusti E., Piombo I. (2003), “Arteterapie e counseling espressivo”, Ed. ASPIC, Roma

Mancinella A. (2012), “Considerare le risposte emotive al disastro come normali” Principio 1 nelle linee guida nell’Intervento in Emergenza, in Notiziario Ordine degli Psicologi del Lazio 1 / 2 – 2012

Mancinella A. (2012), “I bambini hanno speciali necessità” Principio 8 nelle linee guida nell’Intervento in Emergenza in Notiziario Ordine degli Psicologi del Lazio 1 / 2 – 2012

Mancinella A. e altri (2013), “Interventi di supporto psico-sociale in Emergenza” in AA.VV. Etica Competenze e Buone prassi (a cura dell’Ordine degli Psicologi del Lazio), Raffello Cortina Editori

Mancinella A. (2013), “Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini” presso Convegno “Supporto psico-socio-sanitario nelle maxi-emergenze. Modelli e esperienze a confronto”, Ordine Psicologi Lazio (14 giugno 2013)