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 Autore: Vanessa Poscia

Voglio cambiar vita, ma sai non cambiare lavoro, non cambiare città, voglio cambiar vita nel vero senso della parola!.

Questo è quanto un mio caro amico ha affermato qualche giorno fa durante una nostra conversazione.

Ma il punto è:

cosa vuol dire cambiare? Cosa vuol dire farlo nel vero senso della parola?

 

Il cambiamento

fa parte dell’esistenza di ognuno di noi, specialmente in questa era globale o post-moderna, dove tutto muta velocemente, dove la rapidità la fa da padrona. Abbiamo come consuetudine quella di cambiare abito, auto, abitudini.

 

 “Non puoi discendere due volte nello stesso fiume”, 

proclamava Eraclito.

Cambia il nostro corpo, cambiano i nostri pensieri, cambiano le nostre emozioni, cambiano nostra madre e nostro padre, tutto è modificazione.

All’interno di queste continue metamorfosi, è la capacità che la persona ha di adattarsi che le permette di coltivare e promuovere il proprio benessere.

Ma quando si sceglie di abbracciare una qualsiavoglia trasformazione, interna o esterna che sia,  bisogna fare i conti con se stessi, con i propri limiti e i propri desideri.

Lévinas ha detto che bisogna

“aprire le porte di casa e mettere in discussione gli stessi confini di casa, il perché della sua ubicazione e la sua proprietà”.

 

Ognuno di noi è la casa di se stesso,

e quando iniziamo ad interrogarci se quello che abbiamo ci soddisfa o iniziamo a sentire una spinta a ricercare qualcosa di diverso,  allora io credo che sia giunto il momento di avvicinarci alle finestre, di spostare le tende che le incorniciano e cominciare a guardare fuori. Poi, bisogna uscire dalla casa.Una volta fuori, inizia l’esplorazione.

 

In questo percorso avverranno due grandi incontri: l’incontro con l’Altro e l’incontro con se stessi.

Con l’Altro, che porta con sé la diversità, saremo chiamati a superare i nostri limiti per fare posto all’incomprensibile. Incontrando noi stessi capiremo di quante potenzialità siamo portatori e di come queste ci faranno raggiungere i nostri desideri.

Io,

ad esempio, avevo una grande paura, quella di parlare inglese!

Per molti potrebbe sembrare una banalità, ma fino a due anni fa, quando programmavo un viaggio, lo facevo in maniera tale da evitare qualsiasi città estera in cui si parlasse solo inglese! Era diventato un mio grande limite. Tuttavia, da che ne ho memoria, possiedo un desiderio: quello di sentirmi libera nel mondo, di poter conoscere persone di qualsiasi nazionalità.

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Quello che mi mancava era la fiducia in me stessa, la fiducia che avrei potuto imparare quella lingua. Una sera, sempre parlando con quell’amico citato inizialmente nell’articolo, risuonarono in me queste sue parole:

“La stima di una persona non si basa su quante lingue parla, ma su quello che è”.

Fu la svolta, capii che l’unica cosa da fare era quella di agire, ma prima ancora quella di riconoscermi come capace di affrontare quella difficoltà. Cosa ho fatto poi? Ho vissuto a Londra per un mese! Ora mi sento capace di visitare qualsiasi posto.

Morale della favola:

la maggior parte di noi  ha dei sogni che vuole realizzare e al tempo stesso delle paure con cui si impedisce di raggiungerli, magari perché teme il fallimento, ma come c’è scritto sulla parete del mio studio,

“nel bel mezzo delle difficoltà, nascono le opportunità” ( Einstein).

Quindi la crisi è l’opportunità che ci viene offerta per diventare sempre di più chi vogliamo essere, e se questo compito dovesse risultare troppo arduo per svolgerlo da soli, ecco che uno psicologo/psicoterapeuta potrebbe essere un ottimo alleato.

Bibliografia

Ian Stewart Van Joines (2000); L’analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapportiumani. Ed. Garzoni; Milano

Albert Ellis (2006); L’autoterapia razionale emotiva. Come pensare in modo psicologicamente efficace. Ed. Erickson; Gandolo (TN)

 

Autore: Vanessa Poscia