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Autore: Vanessa Poscia

Una volta conclusa l’Università, mi sono posta questa domanda:

“Scuola di specializzazione in psicoterapia sì o scuola di specializzazione in psicoterapia no?”

La risposta è stata:

“Scuola di psicoterapia, sì!”

Per descrivere cosa ha significato per me frequentare la scuola di specializzazione, voglio usare l’immagine della maratona.

In questi quattro anni mi sono sentita come un atleta che ha dovuto affrontare una gara olimpica costellata di momenti altamente significativi e difficili, ma che una volta giunto al traguardo, ha capito di aver percorso con grande successo i suoi 42,195 chilometri.

Gli ostacoli maggiori che ho dovuto superare

sono stati: lo studio, i continui spostamenti in macchina, il far combaciare scuola e lavoro, il percorso di psicoterapia personale.

Spesso ho dovuto dire no.

No alle uscite, no agli amici, no al cinema, no allo sport, no alle vacanze e no al riposo. In che modo ho resistito? Ecco come.

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SAPERSI ADATTARE.

Il primo giorno di lezione ho incontrato gli altri maratoneti e mentre loro erano tutti entusiasti, io li guardavo diffidente pensando che avrei avuto problemi ad adattarmi. Il tempo invece ha avuto la sua rivincita. Mi sono ritrovata parte integrante di quel gruppo e l’ho reso specchio dove riconoscermi e cuscino sul quale appoggiarmi.

“Base del benessere dell’individuo è il volersi bene, inteso come un atteggiamento positivo verso di sé. Altra condizione fondamentale è la capacità di autoproponimento alla realtà, in grado ossia di trasformarla e di graffiarla. Occorre saper distinguere quando è il caso di dipendere, di adattarsi e di ricevere dalla realtà” (Scilligo, 2000).

AVERE CORAGGIO.

Mentre correvo, sentivo che stavo percorrendo una crescita poco visibile dall’esterno, un’intima maratona durante la quale, da un lato abbandonavo obsolete convinzioni, e dall’altro rafforzavo sempre più il mio carattere.

“Incominciate a sviluppare una tremenda capacità di costruire ipotesi, di vedere il mondo in termini diversi, di percepire soluzioni che potrebbero anche non concordare con quelle precedenti. Ciò implica innovazione. Ma l’innovazione implica a sua volta il rischio. Il rischio equivale all’abbandono di qualcosa e alla contemplazione di qualcosa di nuovo”(Scilligo, 2000).

AVERE SPIRITO DI AVVENTURA E TENACIA.

Durante la maratona ho visto luoghi singolari, presagito profumi inaspettati, osato come una vera avventuriera. Grazie agli altri maratoneti, ho potuto prendere treni, assaggiare cibi sconosciuti, fare e disfare valigie ed ascoltare storie mai sentite prima.

“Eppure, nell’immensa mole di letteratura psicologica che ho avuto occasione di leggere, ho trovato – con qualche eccezione degna di nota – solo riferimenti di sfuggita al fascino insito nella vita di ogni persona” (Polster, 1988).

Di fronte alle difficoltà ho rischiato di mollare

Ho sentito la tensione farsi largo nel mio corpo, lo stomaco in subbuglio, ma ho scelto di resistere. Con un certo controllo di me, mi sono preparata allo scatto finale:

avevo lavorato sodo e volevo farcela!

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INIZIARE A CORRERE E NON SMETTERE PIÚ.

Questa testimonianza vuole essere una fessura dalla quale poter vedere un futuro possibile per chi si interroga su cosa farà domani, sapendo che la psicologia è stata la sua scelta.

Continuate a correre la vostra maratona!

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino alla fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale correre attraverso il bellissimo Stato dell’Alabama, e così feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare… insomma, la facevo!” (Forrest Gump, 1994).

BIBLIOGRAFIA

Polster E. (1988), Ogni vita merita un romanzo, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma.

Scilligo P. (2 Febbraio 2000), I modelli della psicoterapia, (trascritto dell’intervista). Reperita da www.emsf.rai.it (consultato il 09 Aprile 2016).

Forrest Gump (1994). “Reg.” Robert Zemeckis. “Att.” Tom Hanks et al. Film.

Autore: Vanessa Poscia