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Autore: Antonio Mancinella

Eccomi qua di nuovo a raccontarvi la mia coinvolgente esperienza post-terremoto in Abruzzo.

Qui la prima parte dell’articolo

 

Una metodologia efficace

Nei nostri incontri di briefing nei quali condividevamo la nostra emotività e il nostro sapere, pensammo a come realizzare un buon setting e come applicare una metodologia efficace con le risorse in atto con i bambini e con gli adulti.

Metodologia usata con i bambini:

disegno la mia emozione

Innanzitutto, nei gruppi fu ritenuto efficace coinvolgere tutti i bambini dell’hotel, e non solo quelli considerati «sintomatici».

Non demmo compiti o soluzioni preconfezionate ai genitori, e si uscì da una logica di giudizio, d’interpretazione o prettamente indagativa.

Offrimmo ai bambini semplici strumenti (fogli bianchi e pennarelli) e si costruì un ambiente accogliente per aiutare gli impulsi, l’espressione emotiva, i comportamenti relativi, a venir fuori autenticamente, il più possibile liberi da influenze esterne.

L’agevolatore non dette dei temi precisi rispetto al disegno da realizzare, ma delle suggestioni da cui si potesse cominciare a far emergere ciò che è difficile da esprimere (emozioni, ricordi, fantasie, sogni, desideri).

Per i bambini, quindi, fu realizzato un intervento di aiuto e di sostegno soprattutto con l’utilizzo di materiali espressivi, come il disegno.

Una difficoltà incontrata fu legata al trovarsi davanti ad un foglio bianco; lo spazio bianco può creare, in particolare in situazione di alta sensibilità, una sorta d’agitazione; infatti il “vuoto” del foglio bianco portò alcuni a dire di non essere capaci di disegnare e cose del genere.

Si rassicurarono così i bambini sul fatto che nessuno avrebbe giudicato i disegni, non ci sarebbe stato un disegno bello e uno brutto, incoraggiandoli a sperimentarsi e a superare le paure.

La rappresentazione delle immagini e vissuti interni, in una forma visuale concreta, permise di poter osservare le cose come distaccate da sé, consentì quindi di prenderne le distanze.

L’importante fu anche quello di proporre un intervento di gruppo (la funzione socializzante permette di modulare il rapporto con gli altri, la paura diminuisce e le resistenze si abbassano, facilitando la comunicazione).

Domande chiave usate:

 racconto quello che sento

Durante l’esecuzione del disegno e dopo l’ osservazione in gruppo dei disegni, furono poste le seguenti domande ai bambini:

  • Cosa stai facendo?
  • Che titolo daresti a questo disegno?
  • Parlami del tuo disegno.
  • Che cosa succede in questo disegno?
  • Come si sentono le persone/gli animali/gli oggetti in questo disegno?
  • Che cosa funziona per te? Cosa ti piace o non ti piace?
  • Cosa vedi nel tuo disegno?       
  • Che colore è questo e com’è per te usarlo?
  • Quale parte del disegno ti piace di più/di meno, o non hai preferenze?
  • Come ti sentivi mentre facevi questo?
  • Com’è per te lavorare da solo ed in gruppo?
  • Fare questo ti ha ricordato qualcosa?
  • Somiglia ad un’altra esperienza che hai già vissuto?

Come si può notare, sono domande aperte che ebbero lo scopo di supportare il bambino senza orientare il suo lavoro.

Attraverso il disegno si cercò di aiutare i bambini ad esprimere i loro sentimenti: fare domande sulle figure presenti nel disegno, dandogli così l’opportunità di usare la proiezione per raccontare i loro vissuti emotivi.

L’uso del disegno gli consentì di capire meglio se stessi e le loro reazioni, ciò che emotivamente gli stava accadendo. Attraverso questo strumento potettero trovare più facilmente un legame con l’agevolatore, favorendo così il processo di catarsi ed espressione del disagio dovuto all’evento traumatico.

Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo [Seconda Parte]
Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo
[Seconda Parte]

Metodologia usata con gli adulti:

  guardo il disegno di mio figlio e sento

Avendo constatato che gli adulti (genitori, nonni, zii) erano, solitamente, piuttosto riluttanti di fronte alla richiesta di svolgere un disegno, per essi la conduzione fu differente.

Quindi si lavorò con loro nel gruppo parallelo, attraverso l’utilizzo del circle time e l’ascolto attivo, accogliendo le loro preoccupazioni e i vissuti rispetto ai figli.

Nella seconda parte (gruppo unito adulti-bambini), dove i bambini raccontarono i loro disegni ai genitore, si poté osservare la relazionalità genitore-figlio e le caratteristiche dello scambio emotivo attraverso il disegno.

Nella terza parte, utilizzando le immagini prodotte dai bambini, si stimolò negli adulti, attraverso domande simili a quelle fatte ai bambini, una riflessione sulle emozioni suscitate da quei disegni, suscitando in loro l’insight e la consapevolezza emotiva, e inoltre favorendo nuove strategie relazionali, un incremento dell’autocontrollo delle proprie ansie e una possibile conseguente riduzione dei comportamenti disadattivi.

Tale metodo aiutò i genitori ad orientarsi meglio, a comprendere il disagio dei loro figli e il «loro», e a mettere a fuoco l’obiettivo personale e familiare da perseguire.

Raccontare, esplorare e discutere i disegni dei propri figli permise di esprimere e prendere consapevolezza del proprio dramma rispetto all’evento, proiettandolo sul disegno dei figli.

Il compito dell’agevolatore, attraverso il feedback fenomenologico, fu quello di restituirgli una visione più coerente ed integrata del passato, del presente e del futuro.

Risultati:

  sono in grado di affrontare questa grande difficoltà 

  • Energia e processi attivati: la realizzazione del disegno libero richiese un coinvolgimento attivo e partecipe da parte dei bambini; questo coinvolgimento sprigionò nuove energie ed agì come auto-rinforzo
  • Percezione esterna di ciò che si produce: soprattutto i bambini e i loro genitori potettero osservare qualcosa di sé esterna dal sé
  • Espressione e comprensione della complessità: usare il disegno ebbe l’effetto di allargare la visione, aggiungendo e svelando nuove dimensioni rispetto agli accadimenti interni ed esterni del bambino
  • Promozione di una nuova consapevolezza di sé: gli stimoli sensoriali utilizzati durante l’incontro consentirono ai bambini e ai loro genitori di sperimentare e conoscere nuove dimensioni del sé in un’atmosfera dove la spontaneità ed il correre “rischi” erano contenuti da un’alleanza e un contratto con l’agevolatore chiaro e preciso.
  • Concretezza: attraverso il disegno si poté distinguere meglio tra paure realistiche e paure fantasmatiche, oltre a concettualizzare e produrre attività e comportamenti benefìci.
  • Insight: si giunse a vedere la situazione sotto una luce diversa rispetto all’inizio del percorso
  • Socializzazione e cooperazione: i compiti basati sulla cooperazione favorirono lo stabilirsi di rapporti interpersonali e incrementarono l’autostima ed i comportamenti sociali fra i membri presenti negli hotel e nei camping dove era stato realizzato l’intervento.

Se sei interessato alla psicologia dell’emergenza, contattatami cliccando sul nome.

Autore: Antonio Mancinella

Bibliografia

Giusti E., Montanari C. (2002), “Trattamenti psicologici in emergenza con EMDR per profughi, rifugiati e vittime di traumi”, Sovera, Roma

Giusti E., Piombo I. (2003), Arteterapie e counseling espressivo, Ed. ASPIC, Roma

Mancinella A. e altri (2013), “Interventi di supporto psico-sociale in Emergenza” in AA.VV. Etica Competenze e Buone prassi (a cura dell’Ordine degli Psicologi del Lazio), Raffello Cortina Editori

Mancinella A. (2012), “I bambini hanno speciali necessità” Principio 8 nelle linee guida nell’Intervento in Emergenza in Notiziario Ordine degli Psicologi del Lazio 1 / 2 – 2012

Mancinella A. (2013), “Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini” presso Convegno “Supporto psico-socio-sanitario nelle maxi-emergenze. Modelli e esperienze a confronto”, Ordine Psicologi Lazio (14 giugno 2013)