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 Autore: Francesca Vincenza Ferrari

Ogni grande viaggio comincia con un piccolo passo. (Lao Tze)

Questa frase la sento mia in maniera autentica. Vi racconto la mia storia come professionista autonoma, partendo da questa illuminante frase.

Fin da quando studiavo psicologia, avevo come progetto di diventare una psicologa libera di autogestirmi. Durante l’università ho sempre coltivato la voglia di poter decidere come organizzare il mio tempo lavorativo.

La mia dipendenza

Finita l’università, sono stata costretta a decidere cosa fare della mia professione e mi sono orientata sul “dipendere”. Avevo troppa paura di fare il “salto” e decidere come strutturare la mia professione.

Questa paura paralizzante era evidente anche dalla mia postura, tutta in tensione pronta ad attaccare o fuggire, e mi ha portato altrove, trovando un altro lavoro.

Iniziai a lavorare in una scuola materna Montessori: il lavoro mi piaceva molto e mi rendevo conto che le mie competenze in psicologia mi aiutavano ad entrare in relazione autentica con i bambini.

Nonostante la passione per la scuola e per i bambini, mi sentivo comunque in “gabbia”, a “metà”, non riuscivo a sentirmi completa e soddisfatta. Non avevo tempo per coltivare le mie passioni, come leggere e studiare, le giornate scorrevano veloci e sentivo il tempo sfuggirmi di mano.

La frase che mi ripetevo spesso era quella di Bianconiglio nel libro di Alice nel paese delle meraviglie:

“ presto che è tardi”

più ripetevo questa frase, diventata ormai un pensiero automatico, e più la mia ansia e frustrazione aumentavano.

bianconiglio

Iniziai a vedere il mio obiettivo sfumare, ero sempre più stanca e lontana dalla psicologia.

La mia paura mi portava a procrastinare, a non rischiare e a non assumermi la responsabilità della mia vita, era un’arma a doppio taglio: da un lato mi tranquillizzava perché c’era una struttura che si occupava di me, dall’ altro aumentava la mia frustrazione perché la stessa struttura mi faceva sentire in “gabbia”.

L’ambivalenza ed il conflitto.

Con il passare del tempo sentivo in maniera molto forte un conflitto.

Mi sentivo ambivalente. Il conflitto mi bloccava, mi sentivo ferma e soprattutto arrabbiata. La mia rabbia era dovuta al fatto che non riuscivo a svincolarmi dalla dipendenza, e ad uscire dalla zona di comfort e cambiare.

francesca

Per mettere a tacere il conflitto, mi raccontavo che le circostanze esterne, la sfortuna, non mi permettevano di diventare una psicologa autonoma. Questa favola che mi ripetevo, calmava il mio conflitto per poco; l’altra parte di me sapeva benissimo che non mi muovevo per paura.

Non riuscivo ancora a vedere che l’ambivalenza è una tappa verso il cambiamento. Mi sentivo scomoda in quella posizione, restavo a contemplare il problema senza decidere.

Le due parti in conflitto iniziavano ad uscire in maniera molto delineata e decisi di farle parlare, accettando l’esistenza di entrambe. Mi sembrava di usare la tecnica usata da F. Perls: il dialogo delle due sedie, usata per trattare la scissione conflittuale, cioè problemi che sorgono quando una parte del Sé attacca o blocca un altro aspetto del Sé.

La spinta verso il cambiamento e la risoluzione del conflitto.

Piano piano passai dalla fase di contemplazione del problema all’attivazione. Con ansia, paura e fatica mi resi conto che la responsabilità era solo mia e che non era il mondo circostante a fermarmi, ma io e i miei pensieri killer. Mi rendevo conto che la parte che voleva lo status quo era meno forte e pensieri come:

“ Non riuscirai mai” erano meno efficaci.

Con molta calma, la parte di me che voleva darsi una possibilità, divenne sempre più strutturata e forte, fino a quando decisi di “spiccare il volo”. Decisi che era arrivato il momento di cambiare, di sperimentare una nuova condizione.

Oggi sono una psicologa psicoterapeuta libero professionista.

Non è facile, mi muovo con difficoltà e spesso i pensieri killer tornano a boicottarmi, mettendo in discussione la scelta fatta, ma grazie alle mie risorse e ai miei amici colleghi sempre pronti a sostenermi riesco a dirmi:

“ho fatto la scelta giusta!”.

Mi rendo conto che muoversi in terreni inesplorati spaventa, crea disagio, tuttavia più ci muoviamo e più cambiamo, ci evolviamo, acquistando potere sulla nostra vita, e ciò dà una forte sensazione di libertà.

Se ti va di conoscere altri dettagli della mia storia, se ti trovi anche tu in questo conflitto, contattami cliccando sul mio nome qui sotto.

Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura.

(Jack Confield)

Bibliografia:

Carroll (1978); Alice nel paese delle meraviglie. Ed. O.Mondatori; Milano

Elliott, J.C. Watson; R.N. Goldman; L.S.Greenberg (2007). Apprendere le tecniche focalizzate sulle emozioni. Ed. Sovera, Roma.

Goleman (2015). Intelligenza emotiva.Ed.Bur

R. Miller; S.Rollnick( 2014). Il colloquio motivazionale.Ed. Erickson

 

 

 

 Autore: Francesca Vincenza Ferrari