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One Way Or… Another? Realizza i tuoi sogni!

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 Autore: Vanessa Poscia

Voglio cambiar vita, ma sai non cambiare lavoro, non cambiare città, voglio cambiar vita nel vero senso della parola!.

Questo è quanto un mio caro amico ha affermato qualche giorno fa durante una nostra conversazione.

Ma il punto è:

cosa vuol dire cambiare? Cosa vuol dire farlo nel vero senso della parola?

 

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Fuori dalla mia zona di confort: storia di una psicoterapeuta e il suo sogno lavorativo

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 Autore: Francesca Vincenza Ferrari

Ogni grande viaggio comincia con un piccolo passo. (Lao Tze)

Questa frase la sento mia in maniera autentica. Vi racconto la mia storia come professionista autonoma, partendo da questa illuminante frase.

Fin da quando studiavo psicologia, avevo come progetto di diventare una psicologa libera di autogestirmi. Durante l’università ho sempre coltivato la voglia di poter decidere come organizzare il mio tempo lavorativo.

La mia dipendenza

Finita l’università, sono stata costretta a decidere cosa fare della mia professione e mi sono orientata sul “dipendere”. Avevo troppa paura di fare il “salto” e decidere come strutturare la mia professione.

Questa paura paralizzante era evidente anche dalla mia postura, tutta in tensione pronta ad attaccare o fuggire, e mi ha portato altrove, trovando un altro lavoro.

Iniziai a lavorare in una scuola materna Montessori: il lavoro mi piaceva molto e mi rendevo conto che le mie competenze in psicologia mi aiutavano ad entrare in relazione autentica con i bambini.

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Dopo la laurea, che faccio? Il viaggio tra università, tirocinio e lavoro.

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Autore: Vanessa Poscia

Felice è l’uomo che può vivere della sua passione. (G. B. Shaw)

Ho scelto di iniziare questo articolo con degli interrogativi. Alcuni inizi nascono così, con una domanda.

O sbaglio?

Quale attività di volontariato potrei svolgere?

Quale campo di applicazione dovrei scegliere?

Come trovare un equilibrio tra le proposte esperienziali del territorio e le mie curiosità?

Quali potrebbero essere gli sbocchi lavorativi se faccio questo percorso formativo?

Come un puzzle

Rimettere insieme tutte le strade che ho percorso al fine di rispondere agli interrogativi che possono attanagliare chi come me ha intrapreso la strada della psicologia, mi fa saltare alla mente un vecchio ricordo di quando avevo 10 anni circa e amavo costruire puzzle 3D tanto in voga negli anni ’90. Potevo ricostruire intere città o castelli, con tutte le loro strade e i loro ponti e se sbagliavo una combinazione bastava che quel pezzetto, così morbido al tatto, venisse staccato per essere ricollocato al posto giusto.

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Lavorare sul gruppo e vincere: la storia del Leicester City

Leicester City

Autore: Nadia Izzo

Leicester City: Campione d’Inghilterra

Il 2 Maggio, con tre giornate d’anticipo rispetto alla fine del Campionato di calcio inglese – complice il pareggio ottenuto dal Chelsea contro il Tottenham – la squadra del Leicester City vince il titolo di Campione d’Inghilterra.

È stato un miracolo o il risultato di un gruppo che lavora bene e ha una leadership efficace?

Il giorno della vittoria, “sulla carta” la squadra non è in campo, ma il video dei giocatori che festeggiano il successo a casa di Vardy (attaccante del Leicester City e della Nazionale inglese) diventa virale.
L’allenatore delle Foxes (volpi, soprannome della squadra), il mister nostrano Claudio Ranieri, è orgoglioso del successo del gruppo e della sua leadership:

 i giocatori hanno dato cuore ed anima, è il modo in cui giochiamo

 

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Il Cinema come stimolo per l’esplorazione psicologica: CineMuoviMente

Cinema

 Autore: Barbara De Angelis 

 

Cinema e psicologia: un legame imprescindibile

 

La parola Cinema deriva dal greco Kinema e significa movimento.

Vi è mai capitato, da bambini, di creare un piccolo disegno animato con l’ausilio di un blocchetto e di una serie di disegni?

Basta far scorrere i disegni, ad una certa velocità, per vedere una farfalla sbattere le ali o un omino camminare!

 Al cinema vediamo un movimento creato da un’illusione percettiva. 

 

Il movimento è un concetto importante anche in psicologia

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Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo [Seconda Parte]

Intervento di Psicologia di Emergenza con genitori e bambini dopo il terremoto in Abruzzo 
[Seconda Parte]

Autore: Antonio Mancinella

Eccomi qua di nuovo a raccontarvi la mia coinvolgente esperienza post-terremoto in Abruzzo.

Qui la prima parte dell’articolo

 

Una metodologia efficace

Nei nostri incontri di briefing nei quali condividevamo la nostra emotività e il nostro sapere, pensammo a come realizzare un buon setting e come applicare una metodologia efficace con le risorse in atto con i bambini e con gli adulti.

Metodologia usata con i bambini:

disegno la mia emozione

Innanzitutto, nei gruppi fu ritenuto efficace coinvolgere tutti i bambini dell’hotel, e non solo quelli considerati «sintomatici».

Non demmo compiti o soluzioni preconfezionate ai genitori, e si uscì da una logica di giudizio, d’interpretazione o prettamente indagativa.

Offrimmo ai bambini semplici strumenti (fogli bianchi e pennarelli) e si costruì un ambiente accogliente per aiutare gli impulsi, l’espressione emotiva, i comportamenti relativi, a venir fuori autenticamente, il più possibile liberi da influenze esterne.

L’agevolatore non dette dei temi precisi rispetto al disegno da realizzare, ma delle suggestioni da cui si potesse cominciare a far emergere ciò che è difficile da esprimere (emozioni, ricordi, fantasie, sogni, desideri).

Per i bambini, quindi, fu realizzato un intervento di aiuto e di sostegno soprattutto con l’utilizzo di materiali espressivi, come il disegno.

Una difficoltà incontrata fu legata al trovarsi davanti ad un foglio bianco; lo spazio bianco può creare, in particolare in situazione di alta sensibilità, una sorta d’agitazione; infatti il “vuoto” del foglio bianco portò alcuni a dire di non essere capaci di disegnare e cose del genere.

Si rassicurarono così i bambini sul fatto che nessuno avrebbe giudicato i disegni, non ci sarebbe stato un disegno bello e uno brutto, incoraggiandoli a sperimentarsi e a superare le paure.

La rappresentazione delle immagini e vissuti interni, in una forma visuale concreta, permise di poter osservare le cose come distaccate da sé, consentì quindi di prenderne le distanze.

L’importante fu anche quello di proporre un intervento di gruppo (la funzione socializzante permette di modulare il rapporto con gli altri, la paura diminuisce e le resistenze si abbassano, facilitando la comunicazione).

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